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Quando il vino incontra l’arte: a Cantine Catena un viaggio tra memoria, natura e territorio

C’è un linguaggio che il vino conosce bene. È quello della memoria, delle radici, del tempo che passa e lascia tracce. Lo stesso linguaggio che appartiene all’arte quando riesce a raccontare un territorio, le sue storie e la sua anima più profonda.

È in questa atmosfera che Cantine Catena, nel cuore di Montefalcione, il 4 settembre ha accolto una serata speciale dedicata all’incontro tra arte contemporanea, cultura e identità territoriale. Un appuntamento che ha visto protagonisti artisti, critici e studiosi dell’arte, trasformando gli spazi della cantina in un luogo di confronto, emozione e scoperta.

L’arte contemporanea incontra i vigneti di Cantine Catena

Tra i protagonisti della serata Antonella Marina Gensale, in arte Marì, artista di respiro internazionale attesa nei prossimi mesi a una nuova esperienza alla Biennale di Venezia.

La sua installazione, sviluppata tra gli spazi dell’associazione Panta Rei e i vigneti di Cantine Catena a Montefalcione, prende vita attraverso due grandi serpenti cervoni che diventano simbolo di ciclicità, memoria e rapporto ancestrale tra uomo e natura.

Un’opera immersiva e multisensoriale che rappresenta anche un omaggio dell’artista alla propria terra d’origine, riportando alla luce antiche leggende e invitando il pubblico a riflettere sul valore delle radici e sul delicato equilibrio tra l’essere umano e l’ambiente che lo circonda.

Marì e i cervoni: memoria, natura e identità

Dalla galleria di via Cardinale dall’Olio ai boschi e ai vigneti di Montefalcione, l’installazione di Marì costruisce un vero e proprio percorso tra arte, natura e suggestioni.

I due grandi cervoni diventano così parte integrante del paesaggio e dialogano con il territorio circostante, creando un’esperienza che va oltre la semplice esposizione artistica.

È proprio questo dialogo tra contemporaneità e memoria a rendere l’opera particolarmente significativa: la leggenda, la natura e il territorio diventano materia di una riflessione contemporanea sul rapporto tra uomo e ambiente.

Dalla Mefite alle opere di Carmine Calò

Accanto a Marì, il pubblico ha potuto apprezzare le opere di Carmine Calò, artista e scultore originario di Villamaina, in provincia di Avellino.

Al centro della sua ricerca artistica c’è uno dei luoghi più affascinanti e misteriosi dell’Irpinia: la Mefite.

Il fango, la materia e la memoria diventano strumenti attraverso i quali Calò racconta un territorio antico e ricco di suggestioni. Le sue opere trasformano elementi naturali e simbolici in una narrazione contemporanea capace di restituire forza e identità alla terra irpina.

Presente anche Lino Garofano, con un percorso artistico che ha contribuito ad arricchire una serata caratterizzata da linguaggi, sensibilità e visioni differenti, ma accomunati da un forte legame con il territorio.

Critica, curatela e cultura nel cuore dell’Irpinia

A rendere ancora più prezioso l’evento sono stati gli interventi dei critici Ariadne Caccavale e Daniele Radini Tedeschi, del curatore Filargino Frusciante e della stessa Marì.

Le loro parole hanno accompagnato il pubblico nella lettura delle opere, offrendo nuove chiavi di interpretazione e trasformando la serata in un momento di autentico confronto culturale.

Un dialogo che ha permesso di guardare all’arte non soltanto attraverso le opere, ma anche attraverso la storia, la memoria e il territorio da cui esse prendono ispirazione.

Quando il vino diventa esperienza

Una serata come questa racconta anche un’altra dimensione di Cantine Catena.

Una cantina non è soltanto il luogo in cui nasce un vino. È uno spazio in cui si incontrano persone, storie, cultura e territorio.

Nel cuore di Montefalcione, in Irpinia, il vino diventa così parte di un’esperienza più ampia: quella della scoperta di una terra attraverso i suoi sapori, i suoi paesaggi, le sue tradizioni e le persone che continuano a raccontarla.

È la stessa filosofia che accompagna il lavoro di Cantine Catena nella valorizzazione dei vitigni e del territorio irpino, attraverso una produzione che porta nel calice l’identità di questa terra.

Tra un calice e una conversazione, tra un’opera d’arte e un vigneto, gli ospiti hanno avuto l’opportunità di conoscere più da vicino anche il mondo del vino di Cantine Catena e la filosofia che accompagna il lavoro della cantina.

Arte, vino e territorio: un incontro che lascia il segno

Come accade per un grande vino, anche l’arte ha bisogno di tempo, cura e autenticità per esprimersi al meglio.

Ed è proprio nell’incontro tra questi elementi che nasce un’esperienza capace di lasciare il segno.

A Montefalcione, tra i vigneti di Cantine Catena, l’arte ha dialogato con il vino, la memoria con la contemporaneità e la natura con l’uomo.

Un incontro che racconta, ancora una volta, quanto sia profondo il legame tra vino, arte e territorio.

Perché conoscere un vino significa anche conoscere la terra da cui nasce.

E conoscere quella terra significa, spesso, lasciarsi sorprendere dalle storie che ancora oggi ha da raccontare.